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Le Donne Guardiane del Faro

La storia popolare del guardiano del faro è quasi interamente maschile: l'uomo solitario che affronta la tempesta, che arrampica la scala a chiocciola, che mantiene la luce accesa attraverso le notti più buie. Questa immagine è parzialmente vera, ma oscura una tradizione altrettanto duratura e spesso straordinaria: quella delle donne che tennero i fari d'America, d'Inghilterra, d'Europa e del mondo intero, molte delle quali da sole, per decenni, salvando vite che altrimenti sarebbero andate perdute sulle coste. La loro storia non è marginale rispetto alla grande narrativa dei fari — ne è parte integrante.

Grace Darling e il Forfarshire

Il nome più celebre tra le donne dei fari è probabilmente quello di Grace Darling, figlia del guardiano di Longstone, un faro sulle Farne Islands al largo della Northumberland, nel nord-est dell'Inghilterra. La notte del 7 settembre 1838 il vapore Forfarshire si spezzò sugli Harcar Rocks durante una violenta tempesta. All'alba, Grace e suo padre William osservarono dei sopravvissuti aggrappati agli scogli. In condizioni che quasi tutti i navigatori esperti avrebbero giudicato impossibili da affrontare, padre e figlia remarono per quasi un miglio in un coble aperto, recuperarono cinque sopravvissuti nel primo viaggio, e poi William tornò per altri quattro con due dei superstiti come aiutanti. In totale si salvarono nove persone.

Grace aveva ventidue anni. La sua storia si diffuse in tutta la Gran Bretagna con una velocità che stupisce ancora oggi: i giornali la celebrarono, i pittori la ritraggero, la regina Vittoria le inviò doni e cinquanta sterline. Morì di tubercolosi appena quattro anni dopo, a ventisei anni, ma il suo nome rimase legato a Longstone e alle Farne Islands. Il faro è oggi gestito automaticamente, ma il piccolo museo a Bamburgh conserva il coble originale e i memorabilia della famiglia Darling.

Ida Lewis di Newport

Se Grace Darling è la figura eroica per eccellenza dei fari britannici, Ida Lewis occupa lo stesso posto nella tradizione americana. Figlia di Hosea Lewis, guardiano del Lime Rock Light nel porto di Newport, Rhode Island, Ida iniziò ad assistere il padre da adolescente quando questi fu colpito da un ictus debilitante. Divenne di fatto la guardiana del faro a partire dai circa sedici anni, e continuò a svolgere questo compito ufficialmente — dal 1879 dopo la morte della madre — fino alla propria morte nel 1911, compiendo in totale trentasei anni di servizio.

Ma ciò che la rese famosa fu il coraggio: Ida Lewis salvò almeno diciotto persone nel corso della sua vita, con i salvataggi più documentati avvenuti nel 1869 quando recuperò quattro soldati dall'acqua gelida, e ancora nel 1881 quando, a quarant'anni, si gettò in acqua d'inverno per salvare due soldati i cui piedi erano impigliati nelle briglie dei cavalli caduti dal ghiaccio. Il presidente Ulysses S. Grant la visitò personalmente. La rivista Harper's Weekly le dedicò la copertina nel 1869. Oggi il Lime Rock Light porta ufficialmente il nome di Ida Lewis Rock.

Il Lighthouse Service americano e le donne

Il fatto che Ida Lewis e molte altre donne potessero gestire fari negli Stati Uniti non era accidentale. Il Bureau of Lighthouses americano, predecessore dell'odierna United States Coast Guard, aveva una politica informale ma radicata di nominare i familiari del guardiano deceduto o incapace — il che significava spesso la moglie o la figlia. Questa pratica era dettata in parte dall'economia, in parte dalla logistica: i fari in posizioni remote richiedevano custodi che già conoscessero la struttura e fossero disposti a vivere in isolamento.

Il risultato fu che, tra la fine del Settecento e la prima metà del Novecento, più di duecento donne servirono come guardiane di fari americani a titolo ufficiale. Kate Walker custodì il Robbins Reef Light, nella baia di New York, per più di vent'anni dopo la morte del marito nel 1890, dichiarando nella sua lingua semplice che ogni mattina gettava il cappello del marito fuori dalla porta e, vedendolo a terra, capiva che era ora di andare al lavoro. Emily Fish gestì il Point Pinos Light in California per ventuno anni. Maria Younghans custodì il Biloxi Light nel Mississippi per venticinque anni. Ognuna di loro era al lavoro ogni notte che la luce doveva ardere.

Le Stevenson del Nord

In Scozia, la tradizione delle donne nei fari è meno documentata ma non meno reale. Le mogli e le figlie dei guardiani del Northern Lighthouse Board svolgevano spesso funzioni di sostituzione durante le malattie o le assenze del guardiano titolare, sebbene raramente ricevessero riconoscimento ufficiale o retribuzione per questo lavoro. Janet Taylor, invece, merita menzione non come guardiana ma come cartografa e navigatrice: nel 1843 fondò a Londra un istituto di navigazione e pubblicò trattati sull'astronomia nautica che erano usati dalla Royal Navy. Il suo contributo alla navigazione — e quindi indirettamente alla comprensione dei fari — è solo ora adeguatamente riconosciuto.

Harriet Colfax e i fari dei Grandi Laghi

Harriet Colfax custodì il Michigan City Lighthouse, sull'Indiana Dunes della riva meridionale del Lago Michigan, per trentasette anni, dal 1861 al 1904. Nativa del Vermont, assunse l'incarico quasi per caso — aveva bisogno di sostentamento dopo che il fidanzato aveva abbandonato i piani di matrimonio — e rimase per quasi quattro decenni. Durante le tempeste invernali dei Grandi Laghi, che possono produrre onde alte quanto quelle oceaniche in uno spazio molto ristretto, Harriet non mancò mai di accendere la luce. Superò i settantasei anni di età ancora in servizio prima di essere costretta al pensionamento dalla cattiva salute.

La transizione verso l'automazione

Con l'automazione dei fari nel corso del Novecento, la figura del guardiano — uomo o donna — scomparve progressivamente. Il faro di Ida Lewis fu automatizzato nel 1927. I fari scozzesi furono quasi tutti automatizzati entro il 1998, quando il Northern Lighthouse Board spense l'ultima luce presidiata a Fair Isle. Questo processo eliminò le occasioni per la vita di comunità che aveva reso possibile la presenza femminile: le figlie che imparavano il mestiere dal padre, le mogli che tenevano i registri e controllavano le lenti mentre i mariti riposavano.

Oggi le guardiane dei fari sopravvivono soprattutto come custodi del patrimonio: gestori di musei, guide turistiche, e difensori della conservazione dei fari storici. Alcune residenze di faro sono state convertite in alloggi per le vacanze o in bed and breakfast gestiti da donne che continuano, in un senso diverso, la tradizione di abitare e custodire queste strutture isolate.

Un patrimonio riscattato

La ricerca storica sulle donne guardiane è relativamente recente. Solo negli ultimi decenni gli archivi del Lighthouse Service americano, del Trinity House britannico e dei suoi equivalenti nordici sono stati sistematicamente esaminati alla ricerca dei loro contributi. Le storie che emergono sono spesso straordinarie proprio perché non erano concepite come straordinarie: erano lavoro quotidiano, notti insonni, barche portate in mare in tempesta, lampade luciddate alle tre di mattino. Le donne che lo fecero non si consideravano eroine. Fecero il lavoro perché doveva essere fatto. Apri la mappa per scoprire i fari che portano ancora il nome di queste guardiane, e quelli dove la luce bruciò grazie alle loro mani.