← Torna al blog

Il declino della nave faro

Cosa era una nave faro

Dove costruire un faro era impossibile — su un banco di sabbia, sopra un reef sommerso, in acque troppo profonde per una fondazione — la soluzione del XIX e XX secolo era ancorare una nave in quel punto preciso e dotarla di una lanterna. La nave faro, o lightship, era esattamente questo: un'imbarcazione di tonnellaggio variabile, spesso 200-500 tonnellate, con uno scafo rosso brillante e il nome della stazione scritto in grandi lettere bianche sulle fiancate, dotata di una lanterna sull'albero principale e di segnali acustici per la nebbia. L'equipaggio — da 8 a 15 persone — viveva a bordo per turni di settimane, mantenendo la luce in funzione in qualsiasi condizione meteorologica.

Il concetto era vecchio: la prima lightship documentata fu posizionata sul Nore, un banco nell'estuario del Tamigi, nel 1732. Per quasi due secoli, le lightships riempirono i vuoti che le torri non potevano coprire. Al culmine dell'era vittoriana, la Gran Bretagna ne aveva oltre 60 in servizio simultaneamente; gli Stati Uniti ne mantenevano più di 50 nella prima metà del XX secolo.

La vita a bordo di una lightship non era semplice. La nave era ancorata in posizione fissa per mesi, spesso in acque esposte alle correnti più forti e alle tempeste più severe. Non poteva correre verso il porto al sopraggiungere del cattivo tempo: era lì esattamente per segnalare il pericolo ai naviganti, e abbandonare la posizione avrebbe significato lasciare senza segnale la zona più pericolosa. L'equipaggio doveva convivere con il rollio e il beccheggio continui, la rumorosità della catena d'ancora che sbatteva contro lo scafo, e l'isolamento totale.

I naufraghi delle lightships

Le lightships pagarono un prezzo elevato in vite umane nel corso dei secoli. Alcune naufragarono nelle tempeste che avrebbero dovuto segnalare; altre furono travolte da navi mercantili nella nebbia — una tragica ironia per imbarcazioni il cui scopo era prevenire esattamente questo tipo di incidente. La Nantucket Lightship, posizionata a largo del capo del Massachusetts, fu colpita e affondata dalla SS Olympic nel 1934, con la perdita di sette membri dell'equipaggio. La Cross Rip Lightship, nella stessa area, fu strappata dalla sua ancora da una tempesta nel 1918 e non fu mai ritrovata.

La Lightvessel No. 12, in servizio sul Goodwin Sands al largo del Kent, sopravvisse alla Seconda Guerra Mondiale nonostante i bombardamenti tedeschi. Queste navi erano bersagli visibili in mare, e diverse lightships britanniche e tedesche furono silurate o bombardate durante entrambe le guerre mondiali.

Le forze che sostituirono le lightships

Il declino delle lightships iniziò nella seconda metà del XX secolo, spinto da una convergenza di fattori tecnici ed economici. Il primo era il costo operativo: mantenere una nave con un equipaggio di 12 persone in mare aperto 365 giorni l'anno era enormemente più costoso rispetto a qualsiasi alternativa automatizzata. I salari, i rifornimenti, le riparazioni dello scafo, i turni di riposo a terra: tutto sommato, una singola lightship costava più di dieci boe luminose automatizzate.

Il secondo fattore era tecnico. Il perfezionamento delle boe luminose di grande diametro — strutture galleggianti con diametro di 3-4 metri, batterie di grandi dimensioni o pannelli solari, e lanterne LED visibili a 10 miglia nautiche — rese possibile sostituire una lightship con un segnale automatico di qualità comparabile. Le boe super possono anche trasmettere segnali acustici automatici e dati meteorologici via radio.

Il terzo fattore fu il GPS e l'evoluzione della cartografia elettronica. Negli anni '90, con la diffusione dei ricevitori GPS economici a bordo di tutte le navi, la funzione di punto di riferimento geografico che la lightship svolgeva diventò ridondante: il navigante sapeva già esattamente dove si trovava rispetto al banco pericoloso, senza bisogno di vedere la nave faro.

Il programma americano di sostituzione

Negli Stati Uniti il Coast Guard completò la sostituzione delle lightships tra il 1965 e il 1985, sostituendole con boe luminose automatizzate o, dove possibile, con piattaforme galleggianti fisse chiamate Large Navigational Buoys. L'ultima lightship americana in servizio attivo, la Nantucket (WLV-612), fu ritirata nel 1985 e oggi è conservata come museo galleggiante al New York City Seaport Museum.

La sostituzione della Nantucket Lightship fu particolarmente simbolica. La stazione Nantucket, che segnava il punto di accesso delle grandi rotte transatlantiche verso i porti del nordest americano, era una delle più famose al mondo: ogni nave che attraversava l'Atlantico passava nei pressi della Nantucket e cercava la sua luce come conferma della posizione. La boa automatizzata che la sostituì era tecnicamente adeguata ma priva del valore psicologico e pratico di una nave con marinai in vedetta.

La situazione britannica e olandese

In Gran Bretagna, Trinity House procedette alla sostituzione sistematica nel corso degli anni '70. Il Lightvessel Goodwin, che segnava la punta dei Goodwin Sands, fu l'ultima delle grandi lightships inglesi a essere sostituita, nel 1979. Oggi le lightships storiche britanniche sono sparse in porti e musei: la Helwick Lightvessel è conservata a Cardiff, la Planet a Liverpool, la LV95 è usata come club marittimo a Londra.

In Olanda, il Rijkswaterstaat mantenne lightships più a lungo del previsto a causa delle particolari condizioni idrologiche del Mare del Nord olandese, dove i banchi di sabbia mobili rendevano difficile posizionare boe permanenti. L'ultima lightship olandese attiva, la Noord Hinder, fu ritirata nel 1994.

Le lightships museo

Oggi le lightships sopravviventi hanno una seconda vita come musei galleggianti o luoghi per eventi. La Ambrose Lightship nel porto di New York, costruita nel 1907, è esposta al South Street Seaport Museum. La LV112 (Lightvessel Hydrographer) è ormeggiata a Barry, in Galles. In Germania, la Elbe 1 è conservata ad Amburgo. In Svezia, la Finngrundet è un museo galleggiante a Stoccolma.

Questi esemplari conservati permettono di capire concretamente le condizioni di vita a bordo: le cabine minuscole, i pavimenti che si inclinavano con il moto ondoso, la lanterna nell'albero che si balzolava in qualsiasi condizione. Erano luoghi di lavoro intenso e vita comunitaria intensa in spazi ristrettissimi. La mappa interattiva mostra i fari fissi che hanno sostituito molte di queste stazioni storiche, permettendo di capire la geografia delle acque pericolose che le lightships sorvegliavano.