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La storia dei fari

I primi segnali: fuochi e torri antiche

La necessità di segnalare la costa ai naviganti è vecchia quanto la navigazione stessa. Prima che esistessero torri costruite, le comunità costiere mantenevano fuochi sulle colline o sulle punte di capo, alimentati da legno o da torba, visibili per poche miglia nelle notti senza luna. Questi segnali erano spontanei, locali, non standardizzati — e del tutto assenti nelle notti di nebbia o quando non c'era nessuno a mantenerli accesi.

Le prime strutture costruite appositamente per la navigazione notturna appaiono nel Mediterraneo orientale nell'VIII e VII secolo a.C. La colonia greca di Sigeo, all'ingresso dei Dardanelli, aveva una torre con fuoco permanente; Alessandria d'Egitto nel III secolo a.C. ospitava quella che diventò la più famosa di tutte. Nel Mar Tirreno, Ostia, il porto di Roma, aveva almeno due fari che marcavano i canali di accesso al delta del Tevere; mosaici pompeiani mostrano chiaramente torri con fiamme in cima.

Il Faro di Alessandria

Il Faro di Alessandria — Pharos, dal nome dell'isola su cui sorgeva — fu completato intorno al 280 a.C. durante il regno di Tolomeo II Filadelfo. Progettato dall'architetto Sostrato di Cnido, era probabilmente alto tra 120 e 135 metri, suddiviso in tre sezioni: una base rettangolare, un piano intermedio ottagonale e una torre cilindrica sommitale con la lanterna. Era considerato una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico e rimase il faro più alto mai costruito per oltre mille anni.

La luce era prodotta da un grande fuoco alimentato con legno secco; uno specchio di bronzo o di pietra levigata rifletteva e concentrava la fiamma verso l'orizzonte. La portata stimata era di 25-50 chilometri, il che è plausibile per un fuoco di quelle dimensioni ad altezza sufficiente in condizioni di visibilità eccellente. Il Faro fu gravemente danneggiato da terremoti nel 956 e nel 1303 e nel 1323 d.C. e demolito completamente attorno al 1480.

Roma e la diffusione del faro in Occidente

L'impero romano costruì fari — chiamati pharos in latino, per derivazione — su tutta l'estensione della sua rete commerciale marittima. La Torre di Ercole a La Coruña, in Galizia, costruita nel I o II secolo d.C. dall'imperatore Traiano, è il faro romano ancora in funzione oggi — l'unica struttura fanaristica dell'antichità a non essere mai stata dismessa. La sua struttura esterna è una ricostruzione del XVIII secolo, ma le fondamenta e il nucleo della torre sono romani. Il faro di Dover, di cui rimane un'alta torre in pietra nel Castle Precinct, è un altro sopravvissuto romano.

Con il crollo dell'Occidente romano, molte di queste strutture furono abbandonate o convertite ad altri usi. Il Medioevo non fu un'epoca totalmente priva di fari — le città mercantili italiane come Genova, Venezia e Pisa mantenevano segnali portuali, e la lanterna di Genova risale almeno al XII secolo — ma l'organizzazione sistematica della segnalazione costiera rimase rudimentale per secoli.

Il Medioevo e la rinascita organizzata

A partire dal XIII e XIV secolo, le crescenti rotte commerciali del Mar del Nord e della Manica spinsero le città costiere ad organizzare il mantenimento di segnali permanenti. In Inghilterra, la Fratellanza di Trinity House ricevette la prima carta reale da Enrico VIII nel 1514 con il mandato di regolamentare la navigazione nelle acque costiere — incluso il mantenimento delle boe e dei segnali luminosi.

In Francia, il Cordouan sulla foce della Gironda fu costruito originalmente nel Medioevo e ricostruito in forma lussuosa tra il 1584 e il 1611 su progetto di Louis de Foix. Era già un'opera d'arte architettonica oltre che uno strumento di navigazione, con cappelle, appartamenti reali e decorazioni scultoree.

Il XVIII secolo: la rivoluzione tecnica

Il grande salto tecnico arrivò con le lampade Argand, inventate dal fisico svizzero Aimé Argand nel 1782. La lampada Argand — con stoppino cilindrico che permette all'aria di circolare sia internamente che esternamente alla fiamma — produceva una luce più luminosa e stabile di qualsiasi lampada a stoppino piatto precedente. Abbinata a riflettori parabolici in metallo levigato, moltiplicò la portata effettiva dei fari senza richiedere lampade più grandi.

In questo periodo si sviluppò anche il sistema dei settori luminosi: colorando parte della lente o del riflettore in rosso, si poteva indicare ai naviganti che erano entrati in acque pericolose e segnalare la direzione del pericolo. Il sistema è ancora in uso nei fari moderni.

Il XIX secolo: Fresnel, vapori e costruzione offshore

La lente di Fresnel, introdotta nel 1823 nel faro di Cordouan, moltiplicò l'efficienza ottica fino a rivoluzionare la portata dei fari. Parallelamente, le lampade a vapori di kerosene pressurizzato — introdotte negli anni Settanta dell'Ottocento — superarono in luminosità e stabilità le precedenti lampade a olio. La combinazione delle due innovazioni portò i fari principali a portate di 20-25 miglia nautiche routinariamente.

Il XIX secolo fu anche il periodo della costruzione offshore — Bell Rock (1811), Skerryvore (1844), Bishop Rock (1858), Eddystone nella versione definitiva (1882) — in cui gli ingegneri impararono a erigere strutture permanenti su scogli sommersi e in mare aperto. Apri la mappa per esplorare i fari storici in queste acque.

Il XX secolo: elettricità, automazione e GPS

L'introduzione dell'elettricità nei fari iniziò nella seconda metà del XIX secolo — il faro di Souter nel 1871 fu il primo a progettazione elettrica — ma si generalizzò solo nel XX secolo. Le lampade elettriche a incandescenza e poi a vapori di mercurio e xenon raggiunsero intensità che le lampade a combustione non avrebbero mai potuto eguagliare.

L'automazione seguì l'elettrificazione a distanza di qualche decennio. L'ultimo guardiano britannico abbandonò il suo posto nel 1998; molti paesi avevano completato il processo anni prima. Oggi i fari sono stazioni tecnologiche autonome gestite da remoto.

Il sistema GPS, operativo per uso civile dal 1995, ha ridotto la dipendenza dai segnali luminosi per la navigazione oceano-costiera. Ma i fari rimangono componenti essenziali del sistema di sicurezza marittima come backup in caso di guasto dei sistemi elettronici, come segnali di posizione visivi in condizioni di interferenza radio, e come riferimenti per le manovre di atterraggio in porto. Sono anche, ormai, patrimonio culturale — strutture che raccontano la storia della navigazione, del commercio e dell'ingegneria in modo che nessun segnale digitale potrà mai fare.