Salire su un faro: cosa aspettarsi
Prima del primo gradino
Arrivare ai piedi di un faro aperto ai visitatori è sempre un momento curioso. Da lontano la torre sembra compatta, quasi bassa; da vicino, con il collo alzato a seguire la spirale bianca verso il cielo, la dimensione reale si rivela. Il faro di Capo Spartivento, in Sardegna, si innalza per 36 metri al di sopra di una scogliera già alta; il faro di Punta Carena a Capri raggiunge 26 metri strutturali ma la luce emerge a oltre 70 metri sul livello del mare grazie al rilievo naturale. In entrambi i casi, il guardiano o il volontario che accoglie i visitatori dispenserà puntualmente lo stesso avvertimento: le scale sono strette, spesso ripide, e il percorso è a senso unico.
Prima di iniziare la salita conviene liberarsi degli zaini ingombranti — molte scale spiraliformi hanno un diametro interno di appena 1,5-2 metri, e i gomiti si trovano pericolosamente vicini alla parete di pietra o al corrimano centrale in ferro. Nelle torri britanniche costruite dalla famiglia Stevenson — come il Bell Rock Lighthouse, completato nel 1811 da Robert Stevenson al largo della Scozia, alto 35 metri — la rampa sale con inclinazione di circa 45 gradi su gradini in pietra levigati da due secoli di uso quotidiano. Il Bell Rock non è aperto al pubblico, ma il suo schema costruttivo si ritrova in decine di torri visitabili.
La scala a chiocciola
La scala a chiocciola del faro è uno degli ambienti più particolari dell'architettura nautica. Nelle torri di granito o pietra locale, ogni gradino è un monolite sagomato a cuneo, incastrato nella parete esterna e nel pilastro centrale. La luce naturale filtra da finestrini stretti, spesso in vetro spesso verde o azzurrato, e crea un effetto quasi subacqueo all'interno della torre. Nelle torri più alte, i finestrini si succedono ogni due o tre giri di scala, garantendo che i portatori di combustibile — che un tempo salivano più volte al giorno con secchi di olio di colza, balena o paraffina — non perdessero mai completamente l'orientamento.
Nelle torri in ghisa, come il faro di Kéréon in Bretagna o il Dondra Head a Sri Lanka, la struttura interna è completamente in metallo: scale a pioli stretti, pavimenti forati che lasciano intravedere i livelli sottostanti, e il caratteristico suono metallico dei passi che risuona nella torre vuota. Il dondolio impercettibile della torre in condizioni di vento forte è normalissimo — i fari in ghisa sono progettati per flettersi piuttosto che per resistere rigidamente alle raffiche — ma può disorientare chi non se lo aspetta.
I livelli interni
All'interno di un faro a torre alto si trovano generalmente più livelli sovrapposti: il piano base con il meccanismo del portone e lo spazio per gli attrezzi, i piani intermedi destinati agli alloggi del guardiano, la sala del meccanismo di rotazione e, al vertice, la sala della lanterna.
Gli alloggi dei guardiani — ormai vuoti o trasformati in piccoli musei — raccontano una vita di rigore e isolamento. Al faro delle Formiche di Grosseto, nelle acque toscane, la cucina e la camera da letto occupavano due piani stretti, con mobili progettati per occupare il minimo spazio in pianta circolare. I guardiafaro del Trinity House britannico avevano diritto a una razione settimanale fissa di cibo portata dai tender, ma erano responsabili del combustibile, della pulizia dei vetri e della cura del meccanismo di orologeria che faceva ruotare la lente.
La sala del meccanismo è spesso il livello più affascinante per chi ha un interesse tecnico. Fino all'elettrificazione generalizzata — in Italia avvenuta principalmente tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del Novecento — il meccanismo di rotazione era azionato da un sistema a contrappeso simile a un orologio a pendolo. Il contrappeso, un cilindro di piombo o ghisa del peso di diverse centinaia di chilogrammi, scendeva lungo il fusto centrale in un pozzo stretto, e il guardiano doveva risalire la scala ogni due o quattro ore per riavvolgere il sistema.
La sala della lanterna
La stanza che ospita la fonte luminosa è il cuore dell'edificio, e la sua dimensione è quasi sempre sorprendente: larga, alta, abbagliante di vetro. Il tamburo in ottone o acciaio che sorregge la lente Fresnel — o, nei fari più recenti, il moderno apparato a LED — occupa il centro della sala, ruotando su un bagno di mercurio (nei vecchi apparati) o su cuscinetti a sfera. La lente stessa, se originale, è un oggetto di bellezza industriale notevole: centinaia di prismi di cristallo molato e polito, disposti in anelli concentrici attorno al centro focale, capaci di concentrare la luce di una semplice lampadina da 1000 watt in un fascio visibile a 25-30 miglia nautiche.
Il faro di Genova — la Lanterna, alta 117 metri e in funzione dal 1543 nella sua forma attuale — conserva al suo interno una lente di primo ordine che fu sostituita da un apparato moderno solo nel 2015. La lente storica è oggi esposta nel museo ai piedi della torre. Salire la Lanterna significa percorrere 172 gradini in pietra di ardesia ligure, passando per il primo e il secondo livello della torre a due corpi distinti sovrapposti.
Il panorama
La vista dalla balconata esterna del faro — la galleria che circonda la sala della lanterna — è la ricompensa per la fatica della salita. Non si tratta semplicemente di un bel panorama: è la stessa visione che il guardiano aveva ogni mattina mentre puliva i vetri esterni, una prospettiva che trasforma il mare in un sistema di correnti, secche, canali e rotte comprensibili a colpo d'occhio. Le boe che da sotto sembrano puntini di colore acquistano senso nel loro contesto: la testa del banco, la bocca del canale, il margine dello specchio d'acqua sicuro.
In una giornata limpida dall'Isola di Strombolicchio — il piccolo faro sull'isolotto basaltico a nord di Stromboli — si vede tutta la catena delle Eolie, dall'Alicudi fumante a ovest fino a Panarea e Basiluzzo a est. Il faro stesso è un cilindro bianco di 18 metri, automatizzato dal 1985, raggiungibile solo con imbarcazione privata, ma i visitatori occasionali vi possono sbarcare con calma marina.
Consigli pratici
I fari aperti al pubblico in Italia sono gestiti da un insieme di enti: la Marina Militare, il Fondo Ambiente Italiano e alcune associazioni locali. L'accesso è spesso limitato ai mesi estivi, con orari ridotti e prenotazione obbligatoria per i gruppi. Le scarpe con suola antiscivolo sono indispensabili: il granito bagnato da umidità marina è scivoloso come ghiaccio. I bambini molto piccoli e chi soffre di vertigini dovrebbero considerare attentamente la salita — non tanto per la quota, quanto per il carattere rotatorio della scala, che per alcune persone è fonte di disorientamento.
Apri la mappa e individua i fari visitabili nella zona che intendi esplorare: molti siti indicano l'accessibilità e le caratteristiche architettoniche delle torri.