I fari sugli scogli: Eddystone, Bell Rock e Bishop Rock
La sfida impossibile
La costruzione di un faro su uno scoglio esposto in alto mare è, dal punto di vista ingegneristico, tra le imprese più difficili che l'umanità abbia mai compiuto. Non è questione di altezza o di distanza: è la combinazione di fattori che rende ogni progetto su uno scoglio offshore un problema unico. Lo scoglio emerge solo per alcune ore durante la bassa marea, o è permanentemente sommerso salvo nelle condizioni di bassa marea estrema. Le onde, che in Atlantico possono raggiungere altezze di 15-20 metri durante le tempeste invernali, si abbattono direttamente sulla base della struttura. Non esistono infrastrutture di cantiere: ogni materiale, ogni attrezzo, ogni pasto deve essere trasportato in barca da una costa che può essere a 20 o più chilometri di distanza.
Eppure su questi scogli i fari erano indispensabili. L'Eddystone, il Bell Rock, il Bishop Rock erano tra le posizioni più pericolose dell'intera costa britannica — secche e formazioni rocciose sommerse che avevano affondato centinaia di navi nelle rotte trafficate dell'Atlantico settentrionale. Costruire una torre su di essi non era un capriccio dell'ingegneria: era una necessità imposta dal numero dei morti.
Eddystone: quattro torri su una secca
L'Eddystone Lighthouse è il faro con la storia più drammatica del mondo. L'Eddystone Reef è una formazione rocciosa a 22 chilometri a sud di Plymouth, Devon, permanentemente sommersa tranne in condizioni di bassa marea eccezionale, nella rotta diretta verso il porto. Prima del primo faro, la secca aveva affondat decine di navi nei soli anni Novanta del Seicento.
Il primo faro fu costruito nel 1698 da Henry Winstanley, un ingegnere eccentrico che aveva tanta fiducia nella sua struttura da dichiarare di voler essere dentro durante la peggior tempesta possibile. La peggior tempesta possibile arrivò nel novembre 1703 — la Grande Tempesta che devastò l'Inghilterra meridionale — e il faro fu distrutto completamente insieme a Winstanley e al suo equipaggio di assistenza.
Il secondo faro, costruito nel 1709 da John Rudyerd in legno su una base in muratura, durò fino al 1755, quando un incendio nella sala della lanterna distrusse la struttura. Il terzo faro, costruito tra il 1756 e il 1759 da John Smeaton, fu la svolta ingegneristica: Smeaton introdusse il profilo a tronco di cono, la malta idraulica resistente all'acqua marina, e i blocchi di granito a incastro. La sua torre di 22 metri resistette fino al 1877, non perché fosse strutturalmente inadeguata ma perché le rocce sottostanti si stavano sgretolando. Fu smontata e ricostruita su Plymouth Hoe come monumento — la Smeaton's Tower che si può ancora visitare oggi. Il quarto faro, costruito da James Douglass tra il 1879 e il 1882, è ancora in funzione con una luce a lampi bianchi Fl(2) 10s visibile a 22 miglia nautiche.
Bell Rock: lo scoglio che sorrise a Stevenson
Il Bell Rock, noto anche come Inchcape, è un reef di arenaria a 18 chilometri al largo di Arbroath, in Angus, sulla costa est della Scozia. Emerge solo per circa un metro durante la bassa marea media e per meno di due ore al giorno. La sua costruzione fu affidata a Robert Stevenson — capostipite della dinastia di ingegneri di fari scozzesi — e divenne il suo capolavoro assoluto.
Il progetto iniziò nel 1807 e richiese quattro anni di lavoro in condizioni di estrema difficoltà. Il sito era raggiungibile per poche ore al giorno, e il lavoro doveva interrompersi ogni volta che l'acqua saliva sulla roccia. Per i primi due anni, gli operai vivevano su una nave baracca ancorata vicino alla secca; per gli ultimi due, in alloggi temporanei costruiti sulla stessa roccia su pali che resistevano all'onda — una soluzione che prefigurava i fari su pali di vite successivi.
Il risultato è una torre in granito rosso di Arbroath alta 35 metri, completata nel 1811, che si innalza direttamente dalla superficie dello scoglio. La base è perfettamente integrata nella roccia con una serie di incastri e chiavette metalliche. La struttura ha resistito senza modifiche strutturali significative per oltre duecento anni, attraverso tempeste, guerre mondiali e decine di migliaia di cicli di gelo e disgelo. La luce, a lampi bianchi e rossi Fl(3) 30s, è visibile a 35 miglia nautiche.
Bishop Rock: la torre più piccola del mondo classificata come faro
Il Bishop Rock è uno scoglio granitico nelle Isole Scilly, a 6,4 chilometri a ovest dell'isola di St Agnes — l'estremo sudoccidentale dell'Inghilterra, nella rotta delle navi atlantiche che entrano nel Canale della Manica. Il Guinness dei Primati lo ha elencato come il faro costruito sulla più piccola superficie di roccia emersa al mondo.
Il primo tentativo di costruire un faro sul Bishop Rock fu compiuto tra il 1847 e il 1849 da James Walker, che eresse una struttura metallica su pali di ferro — simile ai fari screw-pile contemporanei in America. La struttura fu completata ma non aveva mai acceso la lampada quando una tempesta del febbraio 1850 la spazzò via completamente, senza lasciare traccia.
Walker ricominciò con una tecnica completamente diversa: una solida torre in granito su una base massicciate che avrebbe dovuto resistere alle onde più violente. La prima versione, completata nel 1858, era alta 36 metri. Ma le onde dell'Atlantico atlantico, capaci di raggiungere la sommità della lanterna durante le peggiori tempeste, ne misero in discussione la stabilità. Tra il 1882 e il 1887, James Douglass ampliò la base della torre e sopraelevò la struttura fino a 49 metri. La torre attuale — faro di quarta categoria per quanto riguarda la potenza luminosa, ma di prima per il valore storico — mostra una luce a lampi bianchi Fl(2) 15s visibile a 24 miglia nautiche. Fu automatizzata nel 1992.
Tecnica costruttiva: il metodo dei blocchi a incastro
Il segreto delle grandi torri su scoglio del diciannovesimo secolo era la tecnica costruttiva dei blocchi a incastro, sviluppata da Smeaton e perfezionata dai Stevenson e da Douglass. Ogni blocco di granito non era semplicemente posato sul precedente con malta: veniva sagomato con una serie di tenoni e mortise che lo agganciavano meccanicamente al corso sottostante. Nei corsi inferiori, la posizione più esposta alle onde, i blocchi erano anche ancorati con perni di ferro o bronzo annegati nella pietra.
Il risultato era una struttura monolitica che si comportava come un unico pezzo di granito, non come un assemblaggio di pezzi separati. Quando un'onda si abbatteva sulla base, la forza si distribuiva attraverso tutta la struttura anziché concentrarsi sui giunti. Questo principio — che Robert Stevenson descrisse come derivato dall'osservazione dei tronchi degli alberi, che piegano senza spezzarsi perché le fibre si distribuiscono il carico — rimase la base della costruzione dei fari su scoglio fino all'avvento del cemento armato nel Novecento.
Se volete esplorare questi e altri fari su roccia di tutto il mondo, aprite la mappa: molte delle torri più straordinarie della storia dell'ingegneria marittima sono disponibili con schede dettagliate sulla loro costruzione e posizione.